Rivoluzione appalti addio ribassi record con il nuovo codice

Rivoluzione appalti addio ribassi record con il nuovo codice

I lavori avranno un inizio, ma soprattutto una fine certa. Le gare non saranno più al massimo ribasso, che faceva lievitare il prezzo finale, ma affidate a chi fa l’offerta «economicamente più vantaggiosa», un mix di qualità e prezzo. È affidato a 217 articoli il testo del Nuovo Codice degli appalti varato ieri in via definitiva dal Consiglio dei ministri.
L’obiettivo è trasformare quello che da sempre è un labirinto in un meccanismo agile, trasparente e certo. «Una riforma strutturale con regole semplici e meno astruse», ha commentato il Premier Matteo Renzi, «che chiude le strade alla corruzione ». Sarà infatti l’Autorità Anticorruzione di Raffaele Cantone a scrivere le linee guida e a vigilare sulla correttezza.
La filosofia che anima il provvedimento è quella della soft law ovvero, non rigidi regolamenti e commi di legge, ma linee di indirizzo generali. A scriverle sarà l’Authority di Cantone. Poi sarà la volta dei decreti attuativi. Prima della partenza ufficiale è prevista una fase transitoria. Il testo definitivo ancora non c’è, ma i punti principali non dovrebbero essere modificati.
Eccoli. Vince la gara l’impresa che fa l’offerta economicamente più vantaggiosa, ma solo per gare superiori a 500mila euro, che scendono a 210 mila per le forniture di servizi. Solo il 30 per cento dei lavori può essere affidato in subappalto, che comunque deve essere già previsto nel bando di gara. Come nel bando deve essere indicata la data di inizio e fine dei lavori. Nelle gare più contenute, per lavori tra 40mila e 150mila euro dovranno essere consultati almeno cinque imprese, dieci per gli importi tra 150mila e 1milione di euro.
Sul fronte della programmazione scompare la legge obiettivo e punto di riferimento diventa il piano generale dei trasporti e della logistica che contiene le linee strategiche triennali. Sul fronte della progettazione il sistema è incentrato sulla qualità e consente di eliminare la causa principale del lievitare dei costi delle opere pubbliche, rappresentata da gare su progettazioni preliminari.
Sono infatti previsti tre livelli di progettazione: il nuovo progetto di fattibilità tecnica e economica, il progetto definitivo e il progetto esecutivo, che viene posto a base della gara.
E per la prima volta viene aperta la strada alla sponsorizzazione dei beni cultrali. «La riforma – ha sottolineato il ministro per i beni culturali Dario Franceschini «semplifica le procedure per le sponsorizzazioni in favore del patrimonio culturale, che avverranno con una procedura trasparente sui siti web».
Sempre all’Anac è affidato il controllo delle soglie che prevedono che nelle concessioni di importo superiore a 150 mila euro, l’80 per cento dei lavori dovrà essere affidato con gara e solo il 20 potrà andare alle società in house.
Viene inoltre richiesta la qualificazione sia agli operatori economici, per i quali è prevista una specifica disciplina nella quale rientra anche il rating di legalità, sia alle stazioni appaltanti secondo standard predefiniti e sistemi premianti che consentono, progressivamente, di appaltare opere, lavori e servizi più costosi e complessi.
Cambiamenti dunque rispetto al passato, ma anche alcune novità. Viene disciplinato nel Codice per la prima volta l’istituto del Partenariato pubblico privato che diventa una disciplina generale autonoma quale forma di sinergia tra i poteri pubblici e i privati per il finanziamento, la realizzazione o la gestione delle infrastrutture o dei servizi pubblici.
Si cerca infine di ridurre il contenzioso, uno dei motivi che spesso ferma i lavori: non sarà più possibile per una impresa dichiarare che la concorrente non è in regola e dunque non aveva il diritto di partecipare alla gara. Potrà ancora farlo, ma non a gara finita. Se ha dubbi su un concorrente dovrà dirlo quando presenta il progetto. Dopo sarà molto difficile.
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