Così l’uscita flessibile

ROMA Sarà possibile lasciare il lavoro al massimo tre anni prima. Per ogni anno di anticipo si prevede un taglio dell’assegno del 4%, quindi al massimo del 12%. Ma si tratta di una soglia variabile in base al reddito, che potrà diventare più pesante per gli assegni più alti e più leggera per quelli più bassi. In alcuni casi, con tre anni di anticipo e una pensione molto alta, il taglio complessivo potrebbe aggirarsi sul 25/30%. Il costo per lo Stato sarà di un miliardo di euro l’anno, ma anche il sistema bancario farà la sua parte anticipando una parte delle risorse. Il documento ufficiale del governo dovrebbe arrivare a giugno e aprirà ufficialmente la stagione del confronto, anche con i sindacati. Ma questi sono i fondamentali dell’Ape, l’anticipo pensionistico che dovrebbe essere introdotto entro la fine dell’anno con la legge di Stabilità, per poi diventare operativo nel 2017. Cifre e soglie possono ancora cambiare. E cambieranno ancora perché molto dipende da quanto il governo vorrà investire su questo capitolo della Legge di Stabilità. E quindi da quante risorse saranno disponibili anche tenendo conto degli altri interventi. Ma lo schema base sembra definito.

Il meccanismo sarebbe quello del prestito previdenziale: il pensionato flessibile lascia il lavoro prima della scadenza prevista dalla Legge Fornero, 66 anni e sette mesi. E incassa un anticipo dell’assegno, più basso rispetto alla pensione normale secondo la regole del 4% l’anno che abbiamo visto. L’anticipo lo restituirà poi in piccole rate che verranno trattenute dal momento in cui decorre la pensione normale.

Tre i casi possibili per l’anticipo. Nel primo rientrano le persone che decidono volontariamente di lasciare il lavoro prima. Nel secondo chi rischia di diventare esodato, perché ha perso il lavoro ma non ha ancora maturato i requisiti per la pensione. Nel terzo chi vuole essere mandato via dalla propria azienda, perché c’è una ristrutturazione o anche solo un ricambio del personale. Il taglio del 4% non compenserebbe del tutto i costi dell’operazione. Il resto degli oneri andrebbe ripartito in maniera diversa proprio a seconda dei tre casi che abbiamo visto.

Nel primo caso il costo aggiuntivo sarebbe direttamente a carico di chi vuole lasciare il lavoro in anticipo. Nel secondo caso, i possibili esodati, sarebbe direttamente lo Stato a farsi carico della spesa. Mentre nel terzo, trattandosi in sostanza di esuberi, l’operazione andrebbe finanziata dalle aziende. In tutti e tre i casi lo Stato si dovrebbe far carico degli interessi da pagare alle banche, che anticiperebbero una parte dell’assegno per poi essere rimborsate dall’Inps una volta che decorre le pensione normale. Sempre lo Stato coprirebbe il costo dell’assicurazione per il caso di morte del pensionato, che perdendo l’assegno non potrebbe più restituire a rate l’anticipo. Insieme all’Ape dovrebbero arrivare delle misure per incentivare i lavoratori giovani a scegliere una forma di previdenza integrativa, in grado di assicurare un’entrata aggiuntiva rispetto al solo assegno dell’Inps. E anche un intervento di semplificazione per i pre pensionamenti riservati ai lavori usuranti. Possibile una proroga per «opzione donna», che già oggi consente l’uscita anticipata alle lavoratrici.

Lorenzo Salvia lorenzosalvia
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Fonte:corsera